Giovedì 8 dicembre 2022 ore 16.00
Chiesa di S. Agnese B.V.M. – Treviso
Virgo Dicatum
Composizioni mariane di autori trevigiani tra il Settecento e il Novecento
Maria Chiara Ardolino, soprano
Enrico Brusa, tenore
Vincenzo Di Donato, tenore
Giovanni Tiralongo, baritono
Giovanni Feltrin, organo
Riccardo Favero, direttore
Schola Cantorum S. Daniele – Angelo Zanatta m° del coro
Orchestra Oficina Musicum
Programma:
La ricchissima presenza di Maria nella musica è confermata tanto nella produzione dotta che in quella popolare, dove pietà, devozione e teologia si sono intrecciate, in cui troviamo testi di incomparabile bellezza che adunano nomi sommi della letteratura italiana, come Dante e Manzoni, sino a canzoncine religiose di tutto rispetto e alle composizioni cantate
specialmente nei santuari.
In territorio trevigiano la pace seguita al conflitto con la Lega di Cambrai e il clima umanistico influirono positivamente sullo sviluppo della Cappella musicale del duomo. Già nel Quattrocento, con maestri di origine fiamminga, come Gerardo da Lisa, apprendiamo dell’esistenza di un repertorio, via via aggiornato, di Messe, Mottetti e Magnificat, ma fu specialmente tra Cinquecento e Seicento che l’istituzione rifulse sotto la guida di Francesco Santacroce, Nicolò Olivetto, Giovanni Nasco, Teodoro Clinio, Ippolito Camaterò, Pietro Antonio Spalenza, Giovanni Matteo Asola, Amadio Freddi, pure autori di composizioni mariane. Se nel Rinascimento proliferarono le liturgie canoniche, l’età barocca vide le forme specifiche ed esuberanti dell’Oratorio e della Cantata, con aggiunte poetiche di libera invenzione.
S’erano ormai imposte le invocazioni note come Litanie Lauretane (legate al canto dei fedeli che si recavano alla Santa Casa di Loreto), normalmente conclusive della recita del Rosario. La Madonna del Rosario venne così acquistando un posto privilegiato nella devozione mariana, celebrata, come in S. Nicolò di Treviso, con seguitissime funzioni musicali.
Nel 1633, privata dei fondi di sostentamento, la gloriosa Cappella del duomo fu sciolta, mentre perdurarono quelle dei Domenicani e dei Conventuali.
Le novità linguistiche del melodramma vennero omologando il genere da chiesa al belcanto, col dominio della monodia intessuta di preziosismi e di coloriture, prima di cedere
alla stagione romantica, che introdusse nelle composizioni mariane un sentire soggettivo, anche se sorretto da vivo afflato religioso.
Lungo l’Ottocento, con l’affermarsi dell’opera, la musica liturgica s’informò allo stile teatrale, riverberato dall’organo come surrogato dell’orchestra.
A fine secolo la Riforma Ceciliana ricondurrà la musica liturgica ad idealità più profonde, precisate dal Motu proprio emanato nel 1903 dal pontefice trevigiano S. Pio X: universalità, santità e bontà di forme. Nell’età moderna non mancano eccellenti composizioni con un ritorno ai testi liturgici e ai contenuti più genuini del culto mariano.
Senza trascurare il repertorio disceso dalla pietà popolare, legato alla devozione del mese di maggio, arricchita di una genuina e suggestiva
gamma di canzoncine spirituali. Ogni epoca, dunque, ha lodato Maria contestualmente col proprio sentire religioso.
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